
Decori
Qu'est-ce
que l'Art, monsieur? c'est la nature concentrée.
Che cos'è l'arte, signore? è la natura
concentrata.
Honoré de Balzac, Le illusioni perdute
Nel
corso dei secoli si sono succeduti decori che
in modo diverso hanno rappresentato la realtà del loro tempo.
La
bottega Ricciardelli ripropone questi decori, ricordi di antichi
splendori, affiancandoli ad altri di fattura moderna per
continuare a raccontare
la storia del nostro tempo.
Decori tradizionali
Decori innovativi
Decori
tradizionali
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Decori
innovativi
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| Stile servero (inizio XV sec.)
- periodo rinascimentale |
Passato
il periodo medioevale, le ceramiche di Faenza,
specie quelle smaltate (maioliche), si perfezionarono sia nella
bianchezza e corposità
del rivestimento (smalto), sia nella gamma cromatica, grazie anche alla
adozione di nuovi colori quali un giallo intenso ed un turchino
brillate.
La produzione delle botteghe faentine del primo Rinascimento
è caratterizzata dallo "stile severo",
definito in questo modo per la sua adozione di temi ornamentali ben
definiti e ricorrenti. Tale stile può essere distintito in
due
momenti princiali, comprendenti a loro volta delle "famiglie", o gruppi
decorativi.
Nel
primo momento si individua la famiglia della "zaffera a
rilievo" concentrata su temi derivanti dal mondo
bizzantino.
Nel secondo
momento si affiancano ai temi gotichecchianti della famiglia " floreale-gotica"
gli ornati di origine medio ed estremo orientale delle famiglie " ad occhio di
penna di pavone", " palmetta
persiana"e il "cartoccio o
foglia accartocciata".
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“Cartoccio”
composto essenzialmente da una o più
foglie con le estremità arricciate ripiegate su se
stesse. Spesso in
associazione con minuti motivi di girali spiralette, puntini, rosette.
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"Occhio di penna di
pavone” (o "pavona") tema di antica
origine orientale allusivo al sole
nascente, in ambito cristiano simbolo di resurrezione.
Attingendo
da un documento del 1562 si legge che "...la pavona,... porta le piume
di quello osello paone in quei oci de la sua coda che son verdi et
azzurrini et oro et serve bene a fare gli ornati alli sbordi di
scutelle et tondi grandi che se fanno anco ora da noi come se fasieva
nel anticho".
I colori impiegati sono
il turchino, il violaceo, il verde e il giallo ambrato detto
“giallo pavona”.
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"Palmetta
persina”
la denominazione ne indica l'origine orientale; se la si vuole riferire
strettamente alle espressioni ceramiche, essa testimonia la sua
presenza già su prodotti persiani dipinti a lustro metallico
nel
XIII. A Faenza sia sul vasellame del secondo 400 sia sul
pavimento Vaselli, questo decoro raffigura alternativamente fiori a
guisa di pigna in turchino graduato, che si alzano da foglie verdi, e
piccole rosette col punto centrale in giallo. Il fiore rappresenta la
sezione verticale della pigna mentre le rose indicano la pigna visto
dall'alto.
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Queste
famiglie (cartoccio, occhio di pavone e palmetta) si trovano spesso
intrecciate tra di loro a
formare la base dell’ornato o da semplice contorno alle
figurazioni
umane, simboliche, di animali (zoomorfe), di blasone, o di
rappresentazioni
sacre.
A
partire dalla fine del '400 sulle maioliche compaiono ornati
tipicamente rinascimentali, come fiori quadripetali, ovoli, rosette
ecc..., e soprattutto campeggia la figura umana,
che acquista via via
grande risalto, pur rimanendo ancora alle soglie del ‘500
basata essenzialmente
sulla ideale indicazione di un “tipo”: dama,
paggio, musico, figura allegorica,
o “bella donna”.
In seguito la
maggior apertura culturale ed il più stretto
legame tra i maiolicari e i pittori su tela, fanno sì che si
passi da quel
valore araldico e decorativo a forme sempre più sentite e
personali della
figurazione umana, avviando quel nuovo filone che, per il suo gusto
narrativo,
è detto “istoriato”.
La bottega Ricciardelli realizza, solitamente, lo stile severo nei
bordi dei piatti da muro, nei centro-tavola e negli oggetti di
arredamento.
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| Stile "alla porcellana"
(XVI sec.) |
Il
Ballardini chiamò questa tipologia "famiglia alla
porcellana": si tratta di sottili tralci arricciati con piccole foglie
ricurve, in mocromia blu su fondo bianchissimo, talvolta intercalati da
grossi fiori rotondi, elementari interpretazioni del crisantemo che
compare negli originali cinesi. Talvolta il motivo circonda al centro
la conchiglia esotica, la giunca o il rotondo simbolo del tao, oltre
che a contemporanei motivi rinascimentali (es. animali fantastici).
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| Stile
"Grottesche" (XVI sec.) |
Con termine "grottesche" si indica quel genere decorativo che aveva
preso avvio nell'arte italiana ispirandosi alle decorazioni scoperte
nei resti della Domus Aurea neroniana (le cossidette "grotte"); la
Domus offrì subito agli artisti rinascimentali e ai
ceramisti
faentini fantastiche, combinanzioni di animali mostruosi, figurine
stravaganti, busti, cornucopie e trofei ecc.
Inoltre tipiche delal grottesca vaselliana sono le forme vegetali
miste, quali il talamo fogliato, la palmetta con pannocchie granate e i
festoni legati da nastri; all'interno di questi gruppi si possono
trovare crateri, conchiglie, teste alate di amorini e perfino cherubini.
La bottega Ricciardelli effettua questo decoro nei bordi di piatti,
scatole o vasi.
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| "Vagezze e Gentilizze"
(stile "berettino") (XVI sec.) |
All'inizio
del 500 si assistette al perfezionamento della tecnica della
maiolica azzurrata, ossia tinta con l'ossido di cobalto, il cosidetto
smalto "berettino". Alcune fonti aiutano a spiegare tale termine; da
queste si apprende che "bertino" o più comunemente
"berettino"
significa un certo coloro grigiastro o cinerognolo.
Tale colore dello smalto bene si presta ad esaltare le cosidette
"vaghezze e gentilezze", ovvero una tematica vaga e gentile, che
accanto alla "grottesca" elabora "rabesche", girali fogliate, festoni
di foglie e frutta, nodi, "trofei" e "quartieri" policromi.
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Un'ampia
classe di maioliche, che a Faenza si sviluppa nel corso del '500,
è rappresentata dai "quartieri", cioè da quella
produzione che mostra una veste decorativa assai vivace e ricca come un
tessuto, poichè si basa su scansioni regolari a fondo
policromatico, blu o giallo arancio, talvolta anche verde, che si
alternano racchiudendo per lo più fogli di acanto, corolle,
girali, cornucopi, cherubini, delfini ecc., tutti elementi tipici della
contemporanea "grottesca".
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Stile caratterizzato da composizioni di armi
antichi e scudi, strumenti musicali e libri su smalto "berettino" o
bianco.
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| "Bianchi
di Faenza" (Compendiario) (XVI sec.) |
Questo
stile è caratterizzato da uno smalto bianco, grosso,
comprente
da cui la comune accezione di stile dei "bianchi" e ne consegue una
maggiore valorizzazione delle forme degli oggetti in particolare quelli
con fogge mosse e stravaganti.
La decorazione si compone di semplice figurette, putti, stemmi, ariose
coroncine di fogli e fiori, caratterizzati da una fattura rapida,
appena schizzata, abbreviata o compendiata, da cui appunto l'adozione
del termine "compendiario" per tale tipo di pittura su
maiolica.
Inoltre questo stile fa un minor utilizzo della policromia rispetto ai
decori precenti, la tavolozza dei colori si riduce ad un turchino
più o
meno diluito e
ad un giallo di due toni (chiaro e arancio).
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 Il decoro
"garofano"
appartine alla serie delle cineserie a gran fuoco prodotte fin dal 1767
dalla Fabbrica Ferniani costiuendo la più famosa e
continuative
delle decorazioni tradizionali faentine ancora oggi.
Il "Garofano" è rappresentato come un giardino fiorito al
cui
centro è collocato un'irreale fiore che mostra ormai
soltanto
una lontanissima e vaga somiglianza col fiore da cui prende il nome.
Esso si eleva su un improbabile prato blu mentre in un lato apparre un
piccolo cancello.
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| "Festone" e "Ghianda"
(XVIII sec.) |
 Il decoro
"Ghianda"
associato a quello dei "Festoni" riassume lo spirito del migliore
neoclassicismo faentino che sul fine del Settecento coinvolge tutte le
manifestazioni artistiche della città.
I prodotti decorati con questo stile sono caratterizzati da un rametto
di quercia reciso al centro che assume qualche tonalità
autunalle di giallo o verde oliva, mentre ai bordi si dispone un motivo
continuo a merletto, ornato di festoni e file di perle.
I colori impiegati sono: azzuro, bruno manganese, giallo e verde.
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| "Foglia di vite verde"
(XVIII-XIX sec.) |
Alla fine
del 700 i
Ferniani iniziano a diffondere, a fianco di "ghianda" e "festoni" anche
il non meno elegante tema della maiolica faentina detto della foglie di
vite.
Nei diversi prodotti vengono rappresentati generalemnte coppie di
foglie con colori che vanno dal verde al verde marcio e tralci in bruno.
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| "Decori
popolari": uva blu e ruggine (XIX sec.) |
L'uva blu e ruggine nasce come rivisitazione di gusto popolaresco e di
svelta esecuzione dell'elegante tema settecentesco della "foglia di
vite verde". Decoro particolarmente indicato su oggetti
per cucina
e la tavola come brocche, boccali, set da tavola in abbinamento alle
tele stampate con i tipici temi delle zone romagnole.
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| "Raffaellesco" (XIX sec.) |

Una delle espressioni più popolari della maiolica
dell'Ottocento
va ricercata nell'appassionato "revival" del vasellame rinascente
(grottesco). Faenza a metà '800 rispolvera il ricordo dei
fasti
rinascimentali della maiolica rendendo le raffaellesche in modi
svariati (sfingi, figurine fantastiche arborescenti, grifi, mascheroni
fitomorfi ecc...) e adottando una tecnica pittorica leggera, rapida,
ricca di sfumature di colore su rigorosi schemi simmetrici.
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| "Pittura su ceramica"
(XIX sec.) |

Faenza
nel secondo '800, accanto al filone decorativo "Raffaellesco" vive
un'altra brillante esperienza con la "pittura su ceramica". Tale genere
seppe imporsi come una vera e propria specializzazione locale
particolarmente vocata alle vedute paesaggistiche e alla ritrattistica.
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| Melograno (terzo fuoco) (inizio
XX sec.) |
Decoro
proposto, intorno agli anni '20 del secolo scorso, dalle Botteghe
faentine che riprende motivi decorativi dalla tradizione mediterranea a
cui affianca elementi di Art Decò, e pennellate di oro
zecchino
con cottura a terzo fuoco.
Il decoro "Melograno" è caratterizzato da una
composizione
monocromatica blu con melagrane circondate da foglie, ricci e fiori.
All'interno di queste composizione si possono trovare animali, uccelli
e pavoni figura ricorrente nelle manifatture del periodo
Liberty.
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Il
Garofano blu nasce da una rivisitazione monocromatica blu della
più famosa tipologia faentina il "Garofano" settecentesco,
da
parte del noto desiner Gio Ponti nel 1946.
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prodotti a stile "Faentasia-geometrica"
"Arabesque Faience" è un decoro elaborato
personalmente dalla ceramista Liliana Ricciardelli. Il decoro è caratterizzato
da motivi floreali tra loro intrecciati.
E’ eseguito interamente a
pennello nei coloro blu “zaffera”,“arancio pavona”e verde rame con inserti in
oro a terzo fuoco; una variante prevede anche l’utilizzo dell’“arancio pavona”.
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prodotti a stile "Arabesque Faience"
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prodotti a stile "Garofano rosa"
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