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Ceramiche artistiche
Ricciardelli Liliana

via S. Lucia n. 77 -48018 Faenza (Ra) - Italy- 
Cell. 339-8132443 Tel-fax. 0546-32426
e.mail: liliana.ricciardelli@libero.it

P.IVA  00895950392
Associato Ente Ceramica

























































































































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Decori

Qu'est-ce que l'Art, monsieur? c'est la nature concentrée.
Che cos'è l'arte, signore? è la natura concentrata.
Honoré de Balzac, Le illusioni perdute


Nel corso dei secoli si sono succeduti decori che in modo diverso hanno rappresentato la realtà del loro tempo.
La bottega Ricciardelli ripropone questi decori, ricordi di antichi splendori, affiancandoli ad altri di fattura moderna per continuare a raccontare la storia del nostro tempo.


Decori tradizionali


Decori innovativi




Decori tradizionali
Stile Servero

Stile Servero: Cartoccio
Stile Severo: Ad occhio di pavone (o "pavona")
Stile Severo: Palmetta persiana
Alla porcellana
Grottesche
Vaghezze e Gentilezze (o "berettino")
Quartieri
Trofei
Bianchi di Faenza
Garofano
"Festone" e "Ghianda"
"Foglia di vite"
"Decori popolari: uva blu e ruggine"
"Raffaellesco"
"Pittura su ceramica"
"Melograno"
"Garofano blu"

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Decori innovativi

Geometrico
Arabesque Faience
Garofano Rosa

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Stile servero (inizio XV sec.) - periodo rinascimentale

Passato il periodo medioevale, le ceramiche di Faenza, specie quelle smaltate (maioliche), si perfezionarono sia nella bianchezza e corposità del rivestimento (smalto), sia nella gamma cromatica, grazie anche alla adozione di nuovi colori quali un giallo intenso ed un turchino brillate.
La produzione delle botteghe faentine del primo Rinascimento è caratterizzata dallo "stile severo", definito in questo modo per la sua adozione di temi ornamentali ben definiti e ricorrenti. Tale stile può essere distintito in due momenti princiali, comprendenti a loro volta delle "famiglie", o gruppi decorativi.

Nel primo momento si individua la famiglia della "zaffera a rilievo" concentrata su temi derivanti dal mondo bizzantino.

Nel secondo momento si affiancano ai temi gotichecchianti della famiglia "floreale-gotica" gli ornati di origine medio ed estremo orientale delle famiglie "ad occhio di penna di pavone", "palmetta persiana"e il "cartoccio o foglia accartocciata".

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“Cartoccio” composto essenzialmente da una o più foglie con le estremità arricciate ripiegate su se stesse.  Spesso in associazione con minuti motivi di girali spiralette, puntini, rosette.

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"Occhio di penna di pavone” (o "pavona") tema di antica origine orientale allusivo al sole nascente, in ambito cristiano simbolo di resurrezione. Attingendo da un documento del 1562 si legge che "...la pavona,... porta le piume di quello osello paone in quei oci de la sua coda che son verdi et azzurrini et oro et serve bene a fare gli ornati alli sbordi di scutelle et tondi grandi che se fanno anco ora da noi come se fasieva nel anticho". 
I colori impiegati sono il turchino, il violaceo, il verde e il giallo ambrato detto “giallo pavona”.

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"Palmetta persina” la denominazione ne indica l'origine orientale; se la si vuole riferire strettamente alle espressioni ceramiche, essa testimonia la sua presenza già su prodotti persiani dipinti a lustro metallico nel XIII.  A Faenza sia sul vasellame del secondo 400 sia sul pavimento Vaselli, questo decoro raffigura alternativamente fiori a guisa di pigna in turchino graduato, che si alzano da foglie verdi, e piccole rosette col punto centrale in giallo. Il fiore rappresenta la sezione verticale della pigna mentre le rose indicano la pigna visto dall'alto. 

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Queste famiglie (cartoccio, occhio di pavone e palmetta) si trovano spesso intrecciate tra di loro a formare la base dell’ornato o da semplice contorno alle figurazioni umane, simboliche, di animali (zoomorfe), di blasone, o di rappresentazioni sacre.

A partire dalla fine del '400 sulle maioliche compaiono ornati tipicamente rinascimentali, come fiori quadripetali, ovoli, rosette ecc..., e soprattutto campeggia la figura umana, che acquista via via grande risalto, pur rimanendo ancora alle soglie del ‘500 basata essenzialmente sulla ideale indicazione di un “tipo”: dama, paggio, musico, figura allegorica, o “bella donna”.

In seguito la maggior apertura culturale ed il più stretto legame tra i maiolicari e i pittori su tela, fanno sì che si passi da quel valore araldico e decorativo a forme sempre più sentite e personali della figurazione umana, avviando quel nuovo filone che, per il suo gusto narrativo, è detto “istoriato”.

La bottega Ricciardelli realizza, solitamente, lo stile severo nei bordi dei piatti da muro, nei centro-tavola e negli oggetti di arredamento.

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Stile "alla porcellana" (XVI sec.)

Il Ballardini chiamò questa tipologia "famiglia alla porcellana": si tratta di sottili tralci arricciati con piccole foglie ricurve, in mocromia blu su fondo bianchissimo, talvolta intercalati da grossi fiori rotondi, elementari interpretazioni del crisantemo che compare negli originali cinesi. Talvolta il motivo circonda al centro la conchiglia esotica, la giunca o il rotondo simbolo del tao, oltre che a contemporanei motivi rinascimentali (es. animali fantastici).


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Stile "Grottesche" (XVI sec.)

Con termine "grottesche" si indica quel genere decorativo che aveva preso avvio nell'arte italiana ispirandosi alle decorazioni scoperte nei resti della Domus Aurea neroniana (le cossidette "grotte"); la Domus offrì subito agli artisti rinascimentali e ai ceramisti faentini fantastiche, combinanzioni di animali mostruosi, figurine stravaganti, busti, cornucopie e trofei ecc.
Inoltre tipiche delal grottesca vaselliana sono le forme vegetali miste, quali il talamo fogliato, la palmetta con pannocchie granate e i festoni legati da nastri; all'interno di questi gruppi si possono trovare crateri, conchiglie, teste alate di amorini e perfino cherubini.

La bottega Ricciardelli effettua questo decoro nei bordi di piatti, scatole o vasi.

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"Vagezze e Gentilizze" (stile "berettino") (XVI sec.)

All'inizio del 500 si assistette al perfezionamento della tecnica della maiolica azzurrata, ossia tinta con l'ossido di cobalto, il cosidetto smalto "berettino". Alcune fonti aiutano a spiegare tale termine; da queste si apprende che "bertino" o più comunemente "berettino" significa un certo coloro grigiastro o cinerognolo.
Tale colore dello smalto bene si presta ad esaltare le cosidette "vaghezze e gentilezze", ovvero una tematica vaga e gentile, che accanto alla "grottesca" elabora "rabesche", girali fogliate, festoni di foglie e frutta, nodi, "trofei" e "quartieri" policromi.

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Quartieri (XVI sec.)

Un'ampia classe di maioliche, che a Faenza si sviluppa nel corso del '500, è rappresentata dai "quartieri", cioè da quella produzione che mostra una veste decorativa assai vivace e ricca come un tessuto, poichè si basa su scansioni regolari a fondo policromatico, blu o giallo arancio, talvolta anche verde, che si alternano racchiudendo per lo più fogli di acanto, corolle, girali, cornucopi, cherubini, delfini ecc., tutti elementi tipici della contemporanea "grottesca".

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Trofei (XVI sec.)

Stile caratterizzato da composizioni di armi antichi e scudi, strumenti musicali e libri su smalto "berettino" o bianco.

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"Bianchi di Faenza" (Compendiario) (XVI sec.)

Questo stile è caratterizzato da uno smalto bianco, grosso, comprente da cui la comune accezione di stile dei "bianchi" e ne consegue una maggiore valorizzazione delle forme degli oggetti in particolare quelli con fogge mosse e stravaganti.
La decorazione si compone di semplice figurette, putti, stemmi, ariose coroncine di fogli e fiori, caratterizzati da una fattura rapida, appena schizzata, abbreviata o compendiata, da cui appunto l'adozione del termine "compendiario" per tale tipo di pittura su maiolica. 
Inoltre questo stile fa un minor utilizzo della policromia rispetto ai decori precenti, la tavolozza dei colori si riduce ad un turchino più o meno diluito e ad un giallo di due toni (chiaro e arancio).

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Garofano (XVIII sec.)

Il decoro "garofano" appartine alla serie delle cineserie a gran fuoco prodotte fin dal 1767 dalla Fabbrica Ferniani costiuendo la più famosa e continuative delle decorazioni tradizionali faentine ancora oggi.
Il "Garofano" è rappresentato come un giardino fiorito al cui centro è collocato un'irreale fiore che mostra ormai soltanto una lontanissima e vaga somiglianza col fiore da cui prende il nome. Esso si eleva su un improbabile prato blu mentre in un lato apparre un piccolo cancello.

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"Festone" e "Ghianda" (XVIII sec.)


Il decoro "Ghianda" associato a quello dei "Festoni" riassume lo spirito del migliore neoclassicismo faentino che sul fine del Settecento coinvolge tutte le manifestazioni artistiche della città.
I prodotti decorati con questo stile sono caratterizzati da un rametto di quercia reciso al centro che assume qualche tonalità autunalle di giallo o verde oliva, mentre ai bordi si dispone un motivo continuo a merletto, ornato di festoni e file di perle.
I colori impiegati sono: azzuro, bruno manganese, giallo e verde.
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"Foglia di vite verde" (XVIII-XIX sec.)

Alla fine del 700 i Ferniani iniziano a diffondere, a fianco di "ghianda" e "festoni" anche il non meno elegante tema della maiolica faentina detto della foglie di vite.
Nei diversi prodotti vengono rappresentati generalemnte coppie di foglie con colori che vanno dal verde al verde marcio e tralci in bruno.

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"Decori popolari": uva blu e ruggine (XIX sec.)

L'uva blu e ruggine nasce come rivisitazione di gusto popolaresco e di svelta esecuzione dell'elegante tema settecentesco della "foglia di vite verde". Decoro particolarmente indicato su oggetti per cucina e la tavola come brocche, boccali, set da tavola in abbinamento alle tele stampate con i tipici temi delle zone romagnole.

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"Raffaellesco" (XIX sec.)

Una delle espressioni più popolari della maiolica dell'Ottocento va ricercata nell'appassionato "revival" del vasellame rinascente (grottesco). Faenza a metà '800 rispolvera il ricordo dei fasti rinascimentali della maiolica rendendo le raffaellesche in modi svariati (sfingi, figurine fantastiche arborescenti, grifi, mascheroni fitomorfi ecc...) e adottando una tecnica pittorica leggera, rapida, ricca di sfumature di colore su rigorosi schemi simmetrici.

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"Pittura su ceramica" (XIX sec.)

Faenza nel secondo '800, accanto al filone decorativo "Raffaellesco" vive un'altra brillante esperienza con la "pittura su ceramica". Tale genere seppe imporsi come una vera e propria specializzazione locale particolarmente vocata alle vedute paesaggistiche e alla ritrattistica.

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Melograno (terzo fuoco) (inizio XX sec.)


Decoro proposto, intorno agli anni '20 del secolo scorso, dalle Botteghe faentine che riprende motivi decorativi dalla tradizione mediterranea a cui affianca elementi di Art Decò, e pennellate di oro zecchino con cottura a terzo fuoco.
Il decoro "Melograno"  è caratterizzato da una composizione monocromatica blu con melagrane circondate da foglie, ricci e fiori. All'interno di queste composizione si possono trovare animali, uccelli e pavoni figura ricorrente nelle manifatture del  periodo Liberty.


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Garofano blu (XIX sec.)

Il Garofano blu nasce da una rivisitazione monocromatica blu della più famosa tipologia faentina il "Garofano" settecentesco, da parte del noto desiner Gio Ponti nel 1946.

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Fantasia-geometrica

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fotografie prodotti a stile "Faentasia-geometrica"


Arabesque Faience

"Arabesque Faience" è un decoro elaborato personalmente dalla ceramista Liliana Ricciardelli. Il decoro è caratterizzato da motivi floreali tra loro intrecciati.
E’ eseguito interamente a pennello nei coloro blu “zaffera”,“arancio pavona”e verde rame con inserti in oro a terzo fuoco; una variante prevede anche l’utilizzo dell’“arancio pavona”.



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fotografie prodotti a stile "Arabesque Faience"


Garofano rosa

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fotografie prodotti a stile "Garofano rosa"







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